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sabato 14 ottobre 2017

Luis Sepùlveda

Quante cose si imparano, semplicemente, tra le pagine di un buon libro.
I racconti di Sepùlveda rappresentano per gli alunni di una classe quinta un'ottima palestra dove allenare la propria passione per la scrittura, imparando a riconoscere nei brani dell'autore le migliori tecniche narrative e descrittive da sperimentare ed imitare.
Si viene immediatamente rapiti, ad esempio, da quella sua abilissima capacità di servirsi del flashback per portare il lettore in una continua altalena fra presente e passato, rendendolo partecipe dei ricordi che riaffiorano nella mente e nel cuore dei protagonisti.
Ai ragazzini è piaciuta molto l'idea che il narratore fosse lo stesso animale protagonista, sempre pronto a sottolineare le assurdità e le cattiverie del genere umano.
Non solo narrazione, però, Sepùlveda è soprattutto... poesia.
Ogni riga trasuda di intensa poesia, profumi, aromi, sentimenti autentici, emozioni profonde, introspezione, amore e rispetto per tutto ciò che è natura e vita.
Buona lettura...





martedì 10 ottobre 2017

L'incontro

Si prosegue con la lettura del libro di Luis Sepùlveda.
L'incontro con "nawel", il giaguaro.
















giovedì 28 settembre 2017

Storia di un cane che...

Luis Sepùlveda, Storia di un cane che insegnò ad un bambino la fedeltà, GUANDA EDITORE





martedì 19 settembre 2017

Il racconto realistico

Per la stesura del tuo racconto sulle vacanze estive segui la traccia proposta dalla mappa di sintesi.
Racconta in prima persona e prova ad inserire un FLASHBACK.

Caimi, Seregni, LA BANDA DEI LETTORI 5a, Pearson


















Il testo narrativo

RIPASSIAMO: il testo narrativo in poche parole.

Crimi, Seregni, La Banda dei lettori 5a, PEARSON

domenica 10 settembre 2017

Dall'Alto


Dall'Alto - testo di Alessandro D'Avenia

Il mio segreto è volare.
Per volare bisogna avere le ali, come quelle che mi ha costruito mio padre.
Sono ali fatte di carne, penne e cera. 
Ali pesanti. 
Sembrano pesanti, ma il loro peso mi permette di non avere peso. 
L’ho imparato dai gabbiani e dalle aquile: hanno ali grandi, 
più pesanti di tutti gli altri uccelli, 
per questo si librano alti nel cielo più a lungo di tutti e guardano fisso il sole.






















Non mi sono mai accontentato della terra, io volevo guardarla dall’alto, 
sorprenderla a vivere e respirare dall’alto. 
L’ho scoperto fissando le stelle nelle notti tranquille d’estate, in quelle fredde dell’inverno: ne avevo fame. 
Tutto passa, le sofferenze, i tormenti, il sangue; ma le stelle resteranno, 
anche quando l’ombra del mio corpo non ci sarà più sulla terra.






















Le stelle mi hanno insegnato a volare, 
a volerle contare ad una ad una capisci come si fa. 
Volando ho scoperto che il cielo e la terra 
non si uniscono sulla linea dell’orizzonte, 
ma all’altezza del mio cuore.